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Idee dall’IBM

Idee dall’IBM.

Un pianeta più intelligente. L'agenda per la leadership di domani.

Prendere parte oggi a questa prestigiosa assemblea è per me un onore e un piacere, anche per il momento straordinario in cui essa si svolge: una grande trasformazione politica negli Stati Uniti, il cammino dell'economia verso la globalizzazione, i mercati finanziari che si stanno ristrutturando e, soprattutto, un forte bisogno di leadership.

Samuel J. Palmisano Ma i nostri leader politici non sono i soli a cui è stato affidato il compito di gestire il cambiamento. Dovunque, anche chi è a capo di aziende e istituzioni, si trova di fronte a una opportunità veramente unica, che è quella di trasformare il modo in cui il mondo funziona.

Abbiamo questa opportunità per circostanze che nessuno avrebbe desiderato. E' una opportunità che nasce indipendentemente dalla nostra volontà. La crisi dei mercati finanziari ci ha fatto bruscamente capire la realtà e i pericoli dei sistemi globali di grande complessità. In effetti, il primo decennio del 21esimo secolo è stato un susseguirsi di segnali d'allarme su un unico tema: la realtà dell'integrazione globale.

Due anni fa, ho pubblicato un articolo su Foreign Affairs che parlava di come doveva cambiare la struttura delle grandi imprese che, fino ad allora - a mio giudizio - erano state lasciate ai margini del dibattito sulla globalizzazione. E sottolineavo l'assoluta necessità di un nuovo tipo di grande impresa - l'impresa integrata a livello globale, che di fatto stava sostituendo la multinazionale.

La convinzione che l'integrazione globale sta cambiando il modello imprenditoriale e la natura stessa del lavoro è sempre più condivisa. Ma oggi vediamo anche che la dinamica di conoscenza, capitale e lavoro nei paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo è solo un aspetto dell'integrazione globale.

Negli ultimi anni, i nostri occhi si sono aperti davanti ai problemi dei cambiamenti climatici e a quelli ambientali e geopolitici legati alle fonti energetiche. Abbiamo preso coscienza della supply chain globale in cui sono inseriti i prodotti alimentari e i medicinali. E, naturalmente, siamo entrati nel nuovo secolo con lo shock dell'11 settembre, che ha messo in crisi il nostro senso di sicurezza.

Il complesso di tutti questi fatti ci ha fatto ricordare che oggi siamo tutti interconnessi - economicamente, tecnicamente e socialmente. Ma stiamo anche imparando che essere interconnessi non è sufficiente. Si, il mondo continua a diventare sempre più "piatto". Ed è anche vero che è sempre più piccolo e interconnesso. Ma sta anche succedendo qualcosa i cui effetti sono ancora più importanti. In una parola, il nostro pianeta sta diventando "smart".

La mia non è solo una metafora . Mi riferisco invece al modo in cui il mondo funziona, nel senso più letterale della parola - ai sistemi e ai processi che permettono a miliardi di persone di lavorare e vivere; ai beni strumentali che vengono progettati, costruiti, venduti e comprati; ai servizi forniti; a come tutto si muove: persone, cose, denaro, petrolio, acqua, elettroni.

Com'è possibile tutto questo ?

  • Per prima cosa, il mondo sta diventando più denso di tecnologia. Il transistor, inventato 60 anni fa, è il mattone con cui è stata costruita l'era digitale. Pensate che nel 2010, nel mondo, ci sarà un miliardo di transistor per ogni essere umano, e che ciascun transistor costerà un decimilionesimo di centesimo di dollaro. Alla fine di quest'anno ci saranno qualcosa come quattro miliardi di utenze di telefoni cellulari ... ed entro due anni saranno prodotte trenta miliardi di etichette Radio Frequency Identification (RFID). Sensori sono inseriti in interi ecosistemi - supply chain, reti sanitarie, città ... persino all'interno di sistemi naturali come i fiumi.
  • Come seconda cosa, il mondo sta diventando interconnesso. Tra poco su Internet ci saranno due miliardi di persone. Ma in un mondo così tecnologico, anche i sistemi e gli oggetti possono "parlare" tra loro. Pensate alla prospettiva di un trilione di oggetti intelligenti e collegati tra loro - automobili, macchinari, macchine fotografiche, autostrade, oleodotti ... persino prodotti farmaceutici e bestiame. La quantità di informazioni prodotte dall'interazione di tutte queste cose sarà senza precedenti.
  • Infine, tutte le cose stanno diventando intelligenti. Nuovi modelli di computing possono gestire la proliferazione dei dispositivi e dei sensori elettronici e collegarli con sistemi di back-end. Abbinati ad avanzati sistemi di analisi, questi supercomputer possono trasformare montagne di dati in intelligenza operativa che fa diventare i nostri sistemi, i nostri processi e le nostre infrastrutture più efficienti, produttivi e capaci di rispondere in tempo reale - in una parola, più intelligenti.

Il significato di tutto questo è che stiamo assistendo a una convergenza tra infrastrutture fisiche e infrastrutture digitali. Le capacità proprie dei computer sono collocate all'interno di cose che non chiameremmo certo computer. In realtà quasi tutto - persone, oggetti, processi e servizi in ogni organizzazione, grande o piccola che sia - può essere digitalizzato e messo in rete.

Con così tanta tecnologia e così tanto networking a disposizione, cosa non vorreste trasformare in dispositivo intelligente? Quali servizi non fornireste ai clienti, ai cittadini, agli studenti, ai malati? Che cosa non vorreste collegare? Quale informazione non andreste a cercare per saperne di più?

La risposta è che voi, o un vostro concorrente - un'altra impresa, un'altra città, un'altra nazione - farete tutte queste cose. Lo farete perchè potete farlo. Perchè la tecnologia è disponibile e alla portata di tutti.

Ma c'è un altro motivo per cui noi faremo diventare le nostre imprese, le nostre istutuzioni e la nostra industria più intelligenti. E’ perchè lo dobbiamo fare. E non solo nei momenti di crisi, ma integrate in quello che facciamo ogni giorno. Perchè ormai i normali processi con cui lavoriamo, ci governiamo e gestiamo la nostra stessa vita - e dai quali in fondo sono scaturite queste crisi inaspettate - non sono abbastanza intelligenti per essere portati avanti.

Provate a pensare:

  • a quanta energia sciupiamo. Secondo le correnti statistiche, tra il 40 e il 70 per cento dell'energia elettrica prodotta nel mondo va sprecata perchè le reti di distribuzione non sono intelligenti.
  • a quanto sono congestionate le nostre città. Negli Stati Uniti, ci costano 78 miliardi di dollari all'anno, a causa dei 4 miliardi e duecento milioni di ore perdute e degli oltre 11 miliardi di litri di benzina consumati. Senza considerare gli effetti sulla qualità dell'aria.
  • a quanto sono inefficienti le nostre supply chain. Le aziende di produzione e le reti di distribuzione perdono 40 miliardi di dollari all'anno - il 3,5 per cento dei loro ricavi - a causa di inefficienze nella supply chain.
  • a quanto è antiquato il nostro sistema sanitario. In effetti, non è neanche un sistema. Non c'è integrazione tra chi fa ricerca, chi fa diagnosi, chi cura e chi fornisce assistenza assicurativa e previdenziale. E intanto, le spese sanitarie fanno scendere oltre cento milioni di persone nel mondo al di sotto della soglia di povertà.
  • a come le riserve idriche del nostro pianeta si stanno prosciugando Dall'inizio del '900 il consumo di acqua è aumentato sei volte, il doppio di quanto è cresciuta la popolazione mondiale. Secondo la Banca Asiatica per lo Sviluppo, una persona su cinque oggi non dispone di acqua potabile e la metà della popolazione mondiale non ha adeguati strumenti per purificarla.
  • e, naturalmente, alla crisi nei nostri mercati finanziari. Le analisi dureranno per decenni, ma una cosa è già chiara. Le istituzioni finanziarie hanno aumentato i rischi senza essere capaci di valutarne le conseguenze: e questa incertezza, questa mancanza di informazioni precise hanno alimentato la sfiducia.

Se consideriamo come si sta muovendo il mondo sulla strada dello sviluppo, appare ovvio che dobbiamo agire con molta più intelligenza ed efficienza - specialmente se guardiamo alle nuove aree in cui si dovrà investire per far crescere l'economia e far uscire dalla recessione una gran parte del sistema economico globale.

Per fortuna, oggi possiamo. Lo vediamo dal modo in cui imprese e istituzioni stanno ripensando i loro sistemi e applicando la tecnologia in modi completamente nuovi.

  • A Stoccolma, il nuovo sistema intelligente di riscossione dei pedaggi ha fatto diminuire il traffico del 20 per cento, le emissioni del 12 per cento e aumentare di 40 mila unità al giorno i passeggeri dei mezzi pubblici. La stessa cosa sta avvenendo a Londra, Brisbane, Singapore e molti altri sistemi intelligenti per la gestione del traffico sono in fase di progetto.
  • Tecnologie intelligenti applicate ai pozzi petroliferi possono aumentarne il rendimento e la produttività, in un settore in cui oggi solo il 20-30 per cento delle riserve disponibili viene effettivamente estratto.
  • Sistemi intelligenti per la catena alimentare - come quelli già adottati in alcuni paesi nordici - possono usare la tecnologia RFID per seguire la carne e il pollame lungo tutta la supply chain, dall’azienda agricola fino agli scaffali del supermercato.
  • Una sanità intelligente può ridurre i costi delle cure fino al 90 per cento. E' quello che sta facendo l'ActiveCare Network per oltre due milioni di pazienti in 38 stati americani, di cui tiene sotto controllo terapie e vaccinazioni.

Potrei citare molti altri esempi. Sistemi intelligenti stanno trasformando le reti di distribuzione dell'energia, le supply chain e la gestione delle risorse idriche. Stanno garantendo l'originalità dei prodotti farmaceutici e la sicurezza nel cambio delle valute. Stanno cambiando praticamente tutto, dai modelli di business di imprese e organizzazioni al modo in cui queste mettono le loro persone nella condizione di collaborare e innovare.

Ricordate poi che l'opportunità di diventare più intelligenti riguarda non solo le grandi imprese, ma anche quelle di medie e di piccole dimensioni: riguarda cioè il motore stesso dell'economia. Dovunque. Quando parliamo di supply chain, di sistemi sanitari e alimentari, parliamo in realtà dell'interazione di centinaia o addirittura migliaia di aziende, la maggior parte delle quali piccole.

E' un'opportunità che va al di là del business. L'infrastruttura intelligente sta diventando un fattore competitivo per gli stati, le regioni, le città.

In un'economia integrata a livello globale, il capitale e il lavoro non vanno solo dove c'è convenienza in termini di costi e di risorse. Vanno nei paesi, nelle regioni e nelle città che offrono infrastrutture intelligenti e cioè sistemi di trasporto efficienti, aeroporti moderni, regole sicure per gli scambi commerciali. E poi ancora reti energetiche intelligenti, mercati regolamentati e trasparenti e una migliore qualità della vità.

Il momento che stiamo vivendo è importante - io credo - perchè c'è la condizione fondamentale per attuare il cambiamento: perchè la gente lo vuole. Ma questo momento non durerà per sempre.

Non è forse vero che l'aspetto più difficile di ogni cambiamento è quello di capire se il singolo individuo - il cittadino, il dipendente - ne sente profondamente, a livello personale, la necessità. E quando poi vengono meno le circostanze che invocavano il cambiamento, quando le cose sono tornate alla "normalità", non ci lamentiamo sempre perchè avremmo dovuto essere più decisi e più ambiziosi, perchè avremmo dovuto essere più veloci e andare più lontano ?

Ebbene oggi, dalle "stanze dei bottoni" ai tavoli della cucina, dappertutto la gente è pronta, impaziente di vedere un nuovo modo di fare le cose.

Ecco perchè un periodo di "discontinuità", per chi ha coraggio e preveggenza, è un periodo ricco di opportunità. Nel giro di un paio d'anni, ci saranno vincitori e ci saranno perdenti. E anche se non è facile vederlo oggi, io credo che vedremo emergere nuovi leader, che vinceranno non per aver saputo sopravvivere alla tempesta, ma per aver cambiato le regole del gioco.

Per farlo, dovranno mettere in atto forme di leadership molto differenti dai modelli del passato.

Pensate al modo in cui il mondo oggi funziona. Sono molto pochi i sistemi sotto la responsabilità di una singola organizzazione o di un singolo decisore. I leader devono affinare la loro capacità di collaborare, perchè c'è bisogno di una leadership trasversale ai sistemi. Dovremo mettere insieme chi ha interessi e competenze nel business, nel mondo accademico, nella politica e tutti dovranno uscire dalle aree in cui si sentono sicuri.

E' un lavoro molto serio quello che abbiamo davanti, come leader e come cittadini. Insieme, dobbiamo immettere intelligenza nei nostri sistemi di gestione e in quelli con cui prendiamo decisioni. Non solo più velocità e più potenza nei processi.

Ma una cosa è chiara: il mondo continuerà a diventare più piccolo, più piatto e ... più intelligente. Stiamo entrando nell'era di un'economia, di una società, di un mondo integrati, globali e intelligenti. La domanda è? Cosa faremo di tutto questo?

Il mondo ci sta dando un segnale ed è un segnale di grande promessa. E io penso che sia una promessa che possiamo realizzare - se apriamo le nostre menti e pensiamo a tutto quello che un pianeta intelligente potrebbe essere.